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Santuario Santa Elisabetta

Colleretto Castelnuovo tra castagni, betulle e vigneti rimangono testimonianze di antichi mestieri, tra i quali i resti di un frantoio al quale convenivano i produttori di noci di tutta la valle. Spiccano inoltre tracce importanti di vigneti sorretti da piloni di pietra di origine medioevale, tipici della coltura della vite nelle zone dell'alto Canavese.

Le abitazioni contadine, chiamate grange, concepite sia come luogo di lavoro che di abitazione, venivano costruite in legno e pietra: povere e funzionali, le poche rimaste sono ancora destinate a mettere al riparo gli animali, il raccolto e gli attrezzi agricoli.

Dal panorama dei tetti spicca la Torre Cilindrica di costruzione trecentesca, ormai l'unica testimonianza sopravvissuta dei fasti del castello feudale dei San Martino, probabilmente raso al suolo nella rivolta dei Tuchini esplosa nel Canavese alla fine del secolo XIV.

Attraverso i boschi di frassini e betulle a sinistra di Colleretto si snoda una strada a ripidi tornanti che conduce al Colle Crosiglietto, un poggio panoramico su cui sorge il santuario di Santa Elisabetta. La zona è in splendida posizione panoramica: dal suo belvedere lo sguardo spazia su una vasta porzione del Canavese e della pianura torinese. La chiesa omonima, costruita nel 1796 a metà delle pendici del monte Quinzeina (1211 m), ospita un dipinto di Peracido, artista del XVII secolo.

Nella rigogliosa vegetazione circostante spiccano parecchie cappelle votive (in tutto il territorio della Valle Sacra sono numerosissime), un tempo teatro di sacre rappresentazioni ricche di suggestioni.

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