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Santa Maria in Doblazio

Ad un'ora scarsa di cammino dalla Boita Fusca di Salto si trova il santuario di Santa Maria di Doblazio. Il luogo era da tempo noto ai ricercatori per l'abbondanza di talloni di asce in pietra rinvenuti nei dintorni dell'altura. Sulla sommità della stessa, visibile dal fondovalle, un enorme masso erratico porta incise alcune coppelle. A metà degli anni ’80 uno sbancamento effettuato per opere edilizie mise in luce una serie di frammenti ceramici che permisero la collocazione cronologica del sito preistorico. L'orizzonte culturale è il Vaso a Bocca Quadra (VBQ) padano, le decorazioni significative sono excisioni meandrospiraliche sulle pareti e motivi a zig zag sui bordi con grandi anse a nastro, prese a lingua, tutte appartenenti alla fase media del VBQ padano. La presenza di un dente probabilmente umano fa pensare ad inumazioni collegate con i ripari utilizzati per le capanne. Sulla sommità dell'altura ai piedi del masso erratico coppellato, ove uno scavo ha messo in luce una capanna dell'età del ferro, è stata rinvenuta una pintadera fittile con motivi a zig zag.

L'incisione antropomorfa rinvenuta a Panier posta su un terrazzamento a circa un chilometro da Santa Maria e l'analoga di Navetta attualmente esposta al Museo Archeologico di Cuorgnè ci danno un'indicazione della notevole densità di popolazione durante il Neolitico, con insediamenti distanti fra di loro al massimo mezza giornata di cammino. Altre presenze neolitiche non collocabili cronologicamente in modo preciso sono le due asce in pietra rinvenute a Filia durante lavori di aratura ed un frammento probabile di VBQ trovato a Fiorano Canavese durante una campagna di scavo in un terrazzamento. Si tratta di ambienti aperti verso la pianura, in posizioni dominanti, a quote variabili tra i 300 ed i 500 metri, bene esposti. I terreni argillosi e pesanti della collina di Filia potrebbero aver favorito la raccolta di frutti spontanei (bacche, prugne e mele selvatiche), mentre i terreni più leggeri della collina di Fiorano potrebbero essere stati oggetto di coltivazione cerealicola: a dimostrazione della convivenza, in età neolitica, delle tecniche di caccia e raccolta con quelle di coltivazione e allevamento. Convivenza che, con alterne vicende, è stata caratteristica della zona montana finora pochi decenni or sono.

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